IL MATTINO
Intervista a Marco Dal Fitto                                                                               
Lunedì 2 Novembre 2009

PADOVA. Lo chiamano Pitbull, ma Marco Dal Fitto non morde. E’ lui, numero 12, uno dei pilastri del Padova Millennium Basket, la formazione di basket in carrozzina che tiene alto l’onore del Veneto nella massima serie nazionale.


 Da dove nasce il tuo soprannome?
 «
La spiegazione è abbastanza banale. Pitbull12 è il mio indirizzo mail, e a forza di scrivermi per posta elettronica i miei compagni di squadra hanno memorizzato il nickname: ora per tutti sono "Pit", o "Pitbull". Ma sono un tipo tranquillo».
 

La tua carriera cestistica è stata influenzata dall’inverno. Racconta perchè...
 «Nel 1992 abitavo a Vicenza e non praticavo alcuno sport. Mi sono avvicinato ad una società di Montecchio Maggiore che organizzava attività per disabili: potevo scegliere tra l’atletica leggera e il basket. Io avrei preferito la prima, ma era inverno e per evitare freddo e maltempo ho scelto il basket in carrozzina. Se fossimo stati in agosto, forse oggi sarei un corridore. A volte a decide il tuto futuro basta poco».
 

Ci puoi descrivere come si svolge la tua giornata tipo?
 «Sveglia e abbondante colazione alle 6.30. Do un bacio a mia moglie, porto mio figlio alla scuola materna e poi corro al lavoro. Sono impiegato in un’azienda di Limena. Resto in ufficio fino alle 17.30 e poi la sera è dedicata al basket. Mi alleno due volte la settimana con il Pmb, altre due con la formazione di serie B e ogni tanto anche da solo. In tutti i momenti liberi volo a casa per riabbracciare la mia straordinaria famiglia».
 

Come vedi la stagione appena cominciata?
 «Abbiamo sfumato l’assalto ai playoff per due anni consecutivi, ma in questa stagione l’obiettivo di accedere alle finale scudetto sarà certamente nostro. Il rientro di Fabio (Bernardis, capitano della nazionale, ndr) ci darà certamente una mano. E poi il nuovo americano, Chris Kile, è veramente un bel personaggio. Fa qualche "americanata" di troppo, ma sono sicuro che si ambienterà presto».
 

Com’è visto il basket in carrozzina in Italia?
 «In Italia, nel mondo dello sport, esiste un’etichetta che negli altri stati europei proprio non si trova: quella di "sport minore". E per l’opinione pubblica il basket in carrozzina fa purtroppo parte di questa categoria. Faccio un esempio: la nostra nazionale si è laureata campione d’Europa il mese scorso, vincendo in finale sulla Turchia. Lì c’erano ben 5 mila turchi pronti a fischiarci contro per tutta la gara. Una partita di serie A, nella stessa Turchia, è seguita da almeno 2-3 mila persone. Qui a Camposampiero tocchiamo sì e no i 200 spettatori».

 Insomma, sieti figli di un dio minore?
 
Diciamo di sì, anche se i progressi si sono visti. A Padova, per esempio, la vittoria della Coppa Italia e della rassegna europea Willi Brinkmann, disputate nel 2007 e nel 2008, ci ha regalato notorietà e qualche tifoso in più. Il basket in carrozzina sta divenendo una disciplina sempre più spettacolare: chi assiste ad una nostra gara difficilmente poi, nelle partite successive, non ritorna a tifare per noi». (n.c.)