| (p.l.)
Loredana Formaggio, presidente ... |
| (p.l.) Loredana
Formaggio, presidente dal 2004 del Padova
Millennium: «Sono 24 anni che seguo i disabili, già
ai tempi dell'Aspea. Ho fatto corsi, ho fatto anche
l'allenatrice di atletica per i ragazzi down, ora
sono qui con il Millennium. È una grande passione,
per me "normodotata" sono loro i miei
amici: non li ho mai visti come disabili, mai con
pietà, compassione o con l'idea di fare almeno
volontariato. No, per me è sempre stato giusto
divertimento, sono io che devo dire grazie. Da come
la vedo io, dico che è una vergogna nel 2008 ormai
trovarci in questa situazione. Per quanto si faccia
non si trovano sponsor che ci permettano di andare
avanti con tranquillità, non so proprio come faremo
ad arrivare alla fine di questa stagione. È un
mondo fatto di gioie e di persone, è un mondo
stupendo che andrebbe più conosciuto e valorizzato.
Se dovremo chiudere, chiuderemo ma di certo
ripartiremo con qualcosa d'altro, magari più
piccolo, va bene, ma ripartiremo». |
|
| La
Padova Millennium Basket, associazione ... |
| La Padova
Millennium Basket, associazione onlus, è nata nel maggio
del 1999 per iniziativa di un gruppo di amici che già in
precedenza praticavano il basket in carrozzina (prima con
l'Aspea, poi con l'associazione Marcellino Vais). Iniziano
dalla A2 e subito la prima stagione sono promossi in A1.
Altalena tra l'A1 e l'A2 tra il 2002 e il 2006, ed è
nella scorsa stagione che colgono il prestigioso successo
della Coppa Italia (marzo 2007). Oltre al campionato
nazionale sono impegnati in altre manifestazioni quali il
Trofeo Cip (Comitato italiano paralimpico), tornei
nazionali e internazionali e la Coppa Europea.
Particolarmente attiva poi la promozione della
pallacanestro in carrozzina con la
partecipazione-organizzazione di partite dimostrative nel
Veneto e la partecipazione nel territorio padovano al
progetto "Un'ora per il disabile" nelle scuole
medie inferiori della provincia di Padova. Attualmente
conta su una cinquantina di tesserati, con tre formazioni:
la prima squadra impegnata in serie A1, una formazione che
partecipa al campionato di serie B e il gruppo del
minibasket (dai 6 ai 16 anni). Sono complessivamente sette
gli atleti che fanno parte delle nostre squadre nazionali:
quattro di quella maschile e tre di quella femminile.
Attuale presidente, al suo secondo mandato, è Loredana
Formaggio. Vice presidente è Massimo Girardello,
tesoriere Andrea Rizzon, consigliere Antonio Saracino e
segretaria Natalina Cecchin. |
|
| Come alzare il coperchio di un
pentolone. Lo fai e dentro ci trovi proprio tanto. Chissà perchè
funziona sempre così quando hai a che fare con l'handicap,
insomma i disabili o meglio i diversamente abili come adesso per
correttezza vengono indicati. Un mondo sempre un po' a parte, poco
da fare. Pieno immancabilmente di energie, iniziative, anche di
quella forza e gioia di vivere, ma sì, che magari potresti
aspettarti di più proprio dai "normali", da quelli che
in questo caso specifico giocano la pallacanestro in piedi, pensa
te, proprio così la chiamano.
Incontro dunque con Ruggero
Vilnai, memoria storica del legame da noi tra sport e handicap,
tra i fondatori dell'Aspea e per un biennio pure presidente del
Padova Millennium Basket, società attualmente impegnata nella
massima serie nazionale di basket in carrozzina.«La mia ditta è
la "Offcar": officina carrozzine. Alla nascita nel 1980
dell'Aspea si giocava con le normali carrozzine da passeggio, è
nel tempo che si è arrivati a telai fissi con leghe superleggere.
Passione per la meccanica l'ho sempre avuta, ho così cominciato a
mettere le mani sulle carrozzine, provando ad adattarle a quello
che avevamo bisogno. Con un mio amico che faceva il carrozziere
abbiamo iniziato a tempo perso ad adattarle per lo sport,
atletica, pallacanestro o tennis che fosse. Era un hobby, si
arrivava a farne 60-70 l'anno. Un po' alla volta in giro ci
conoscevano, noi si imparava sempre di più, si miglioravano le
cose. Dopo tre anni questo mio amico s'era però stancato, si
lavorava nei fine settimana. Chiudere mi spiaceva e ho finito per
trovarne un altro di amico che ha deciso di mettersi con me: da
hobby è finito per diventare il mio lavoro. Quando sono partito,
non pensavo certo ai soldi, era passione, ricordo che lavoravo lì
nel portico della vecchia casa dei miei. Sono passato in affitto
in un capannone, poi ho comprato questo pezzo di terra ed è dal
2002 che sono qui nella zona artigianale di Villa del Conte.
Produciamo adesso 4.000 carrozzine l'anno, una ventina di
dipendenti e comunque i numeri legati allo sport sono piccoli,
arriviamo a un centinaio: il fatto è che qui in Italia ci sono
solo io che può offrire ausili per lo sport. Ho una mia nicchia
di mercato, ci sono multinazionali americane a livello mondiale,
la nostra è una produzione specializzata in carrozzine leggere e
superleggere».
«Aspea: associazione sportiva
paraplegici e affini. La fondammo nel 1980, la chiamammo così
perchè allora non c'erano ancora tutte le suddivisioni che ci
sono adesso, con "affini" volevamo raccogliere un po'
tutte le disabilità. È stata quella non solo la prima
associazione sportiva disabili di Padova, ma di tutto il nord
d'Italia. Sono stato atleta, il presidente l'ho fatto per 13 anni
e sono tuttora il delegato provinciale del Cip, il comitato
italiano paralimpico. Poi il gruppo del basket si è staccato, nel
1999 ha fatto una nuova società dedicata specificatamente al
basket in carrozzina: Padova Millennium Basket. Per due anni ho
fatto anche il presidente, ora diciamo che sono un punto di
riferimento e pure sponsor con una quota di 30.000 euro che certo
non basta per quella che è l'attività. Con un basket in
carrozzina che è ormai ad alto livello, con formazioni avversarie
che hanno in squadra anche americani e australiani (sono ammessi
tre extracomunitari), veri e propri professionisti insomma. Mentre
i nostri sono solo italiani, parecchi poi che non vengono da
vicino, tipo Udine, Pordenone, Brescia e così via. Almeno il
rimborso spese glielo devi dare, no? Tutta gente anche che
lavora».
«Nel periodo di preparazione
tre allenamenti la settimana, adesso ne fanno due più la partita
al sabato. Le gare in casa le giochiamo al palazzetto comunale di
Camposampiero, lì si allenano sia la prima squadra, sia il
minibasket, mentre la compagine che fa la serie B utilizza la
palestra a Santa Croce Bigolina. A Camposampiero la società che
gestisce l'impianto ci dimostra sempre grande attenzione. Loro
sono una polisportiva, non è facile stare dietro a tutti, eppure
riescono sempre a darci la precedenza. L'allenatore della prima
squadra è un americano, Clifford Fisher, vive qui da noi da
parecchi anni, ha sposato un'italiana. Per allenare ci vuole
l'apposito tesserino: quello del basket in piedi con in più la
partecipazione obbligatoria allo specifico corso organizzato dal
Cip».
«Nel campionato, da Roma in su
c'è solo Padova e dunque problemi grossi per le trasferte, due
volte si va a Roma, due volte in Sardegna. Non è facile, ci
vogliono 130.000 euro all'anno e non sono pochi, così ho preso
l'impegno di trovare i "schei". Avevano pensato anche di
chiudere, un po' ho anche azzardato: fate la squadra, ai soldi ci
penso io. Sponsor ne abbiamo, ma sono cifre limitate, mi sto
accorgendo che non è facile trovare - che so - cinque sponsor da
10.000 euro l'uno, anche se l'ideale sarebbe trovarne uno da
50.000. Questa era l'idea all'inizio, ma ora devo ammettere che ho
"abbassato" i miei obiettivi e sono ancora qui con i
"soliti" amici che hanno delle aziende. Una mano
sostanziosa ce la dà la Provincia (e quel nostro nome, Padova
Millennium , è appunto su una dimensione di provincia che va
inteso, non è che ci siano tutti disabili che giocano a basket in
carrozzina in un singolo paese), e pure il Coni regionale dimostra
sensibilità».
«Tutti sembrano conoscere il
legame sport e disabili, ma appena ti soffermi un attimo ti
accorgi che non c'è effettiva conoscenza e informazione. Mi
chiedo spesso come mai. Faccio il paragone per esempio con mio
fratello Romeo. Adesso è tornato con la Luparense, ricordo quanti
e quanti soldi tirava fuori quando erano arrivati anche in serie D
e tutti quei soldi per arrivare ad avere cento persone la domenica
allo stadio, io che ne vedo nelle nostre partite anche trecento...
Ogni tanto esce qualche articolo sui giornali, in televisione
qualcosa c'è, direi che tutto sommato lo sport dei disabili ha
anche più visibilità e più spazio di altre discipline: perchè
non è appetibile per gli sponsor? E sarebbero dei soldi spesi
anche bene, sostenendo sportivi che davvero se lo meritano. Avere
l'unica squadra che fa attività nel nord d'Italia dovrebbe anche
essere un vanto per Padova; una squadra che ha anche dimostrato
continuità, che ha una storia, sempre a buoni livelli: possibile
non trovare nessuno che sostenga questa causa? Sì, confesso che
sono un po' rammaricato, deluso. Dura andare a bussare e
ribussare; adesso il bisogno comincia a diventare urgente, ancora
sto cercando, vedremo poi alla fine della stagione cosa succede».
«No, non posso dire di essere
invidioso del calcio. Riconosco che è il nostro sport nazionale,
che pure ci dà prestigio ed è dunque giusto anche essere
orgogliosi di questo, il calcio è insomma parte di noi, ma
comunque gli viene dedicato troppo tempo, ore e ore a scapito di
tutte le altre discipline. E poi il troppo è troppo, si arriva a
cose assurde, come inquadrare uno che parla mentre sta guardando
la partita. Nemmeno ce la mostrano dico, giusto questo che parla,
ma si può?».
MEGLIO L'INGLESE. «Sono 42 anni
che non cammino, avevo 16 anni quando ho avuto un incidente in
moto. Adesso, dopo tutto questo tempo, se mi proponessero di
tornare a camminare o di sapere l'inglese, credo proprio che
sceglierei l'inglese. Tornare a usare le mie gambe vorrebbe dire
ricominciare proprio da zero, me le immagino le difficoltà che
avrei a imparare di nuovo».
Pino Lazzaro
|